Il discorso di Sant’Ambrogio rivolto ogni anno dall’Arcivescovo di Milano è una tradizione importante per la città, ma nel 2018 un gruppo di cittadini della Zona V ha scelto di trasformarlo in un’occasione di lavoro concreto. In quell’anno l’arcivescovo Mario Delpini ha sottolineato la «vocazione dei giovani a pensare lontano», invitando l’intera comunità a educarli al pensiero critico e alla responsabilità.
Da questo stimolo nasce un gruppo formato da amministratori, realtà ecclesiali e cittadini con l’obiettivo di ascoltare i ragazzi e tradurre i loro bisogni in azioni. Come spiega Sabino Illuzzi, responsabile della Commissione per l’animazione socio-culturale della zona V, questo percorso si è consolidato dal 2018 attraverso incontri annuali tra l’Arcivescovo e gli amministratori locali, creando un vero patto di dialogo sul territorio.
Il momento decisivo arriva nel 2022, dopo la fase più acuta della pandemia, quando sindaci e istituzioni evidenziano un’emergenza educativa e un diffuso disagio adolescenziale. Da qui prende avvio una collaborazione più strutturata con la Chiesa e il territorio per affrontare il problema in modo concreto.
Nel 2023, con il supporto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e delle professoresse Elena Marta e Daniela Marzana, viene realizzata una ricerca per mappare criticità e risorse legate al mondo giovanile. Sono coinvolti comuni, oratori, scuole e terzo settore. L’obiettivo è costruire un sistema di “welfare di comunità” e una banca dati condivisa per coordinare le iniziative e favorire nuove progettualità.
Il progetto coinvolge realtà diverse, da piccoli Comuni come Lesmo fino a centri più grandi come Monza. La sindaca Sara Dossola e il sindaco Paolo Pilotto sottolineano l’importanza di una rete capace di restituire fiducia ai giovani e renderli protagonisti. A Monza, città con oltre 90 scuole e un forte tessuto associativo, il tema del rapporto tra giovani e adulti è centrale.
Oggi circa trenta giovani partecipano attivamente agli incontri. È inoltre nata un’iniziativa parallela che coinvolge persone tra i 20 e i 35 anni per riflettere su ascolto, spazi di aggregazione e sul rapporto tra dimensione locale e mobilità verso Milano.
Il percorso conferma un’idea chiave: le politiche giovanili funzionano solo se i giovani non vengono semplicemente “pensati”, ma ascoltati e coinvolti fin dall’inizio, diventando parte attiva delle soluzioni per il futuro delle comunità.
Leggi il servizio completo sul numero di aprile de “il Segno”
