Attualità

Mafia: la speranza e gli ostacoli

In Lombardia sono quasi 1.600 i beni confiscati alle mafie, ma la regione vanta anche eccellenze nella loro riqualificazione di cui anche la Chiesa si rende protagonista. Di seguito la sintesi del servizio pubblicato su “Il Segno” di marzo
Foto Agenzia Fotogramma

Le mafie operano anche al nord, lo conferma il numero elevato di beni confiscati: quasi 1.600 nella sola Lombardia e circa 600 tra Milano e provincia. Sull’intero territorio nazionale sono 3.200. Si tratta di appartamenti, box, locali commerciali, magazzini, terreni… Molti vengono dati in gestione a enti del Terzo settore che li utilizzano a scopi sociali. Da anni l’associazione “Una casa anche per te”, che fa capo a don Massimo Mapelli, gestisce diversi beni confiscati, per esempio presso la Libera Masseria di Cisliano organizza incontri di sensibilizzazione sul tema della mafia e attività con i giovani. Fino a metà aprile ospita la mostra “Sconfinati” sull’immigrazione realizzata da Caritas ambrosiana.

A Lecco invece l’ex pizzeria “Il giglio”, sottratta alla ’ndrangheta, dal 2015 è un centro sociale aperto agli anziani e gestito direttamente dal Comune. La cooperativa Olinda invece ha trasformato il ristorante Wall Street in “Fiore cucina in libertà”, impegnando anche persone con disagio psichico per insegnare loro un mestiere e inserirle nel mondo del lavoro.  

«Il contrasto al crimine organizzato e alle situazioni in cui esiste l’illegalità – chiarisce Pietro Basile, referente milanese di Libera -, non è solo un fatto giudiziario o di polizia, non è una questione meramente repressiva dei fenomeni, ma ha molto a che fare con il contrasto delle disuguaglianze».

Le realtà che decidono di partecipare a bandi per vedersi assegnare un bene immobile non solo si scontrano con troppa burocrazia, ma anche col fatto che la gestione è temporanea. Un aspetto criticato anche da Rosario Pantaleo, presidente della Commissione antimafia del Comune di Milano. «Troncare spesso le attività, soprattutto nelle periferie e nei luoghi critici di questa città – spiega -, è un problema, perché significa che non abbiamo utilizzato bene le risorse del volontariato, del Terzo settore e dell’amministrazione».

Il servizio completo è pubblicato su “Il Segno” di marzo