Opinione

Le destre estreme e il cristianesimo

Il monito di Leone XIV sull’uso politico della fede riporta al centro la lezione di Schuman e dei padri dell’Europa: uguaglianza, fratellanza e libertà democratiche come argine al ritorno dei nazionalismi, alle discriminazioni e alle pulsioni autoritarie
Crediti: Giovanni Pulice / Contrasto

Come è abitudine da qualche tempo, specie con i viaggi di papa Francesco, anche Leone XIV, rientrando dalla Francia, ha incontrato i giornalisti sul volo per Roma. In quella circostanza, pur con tono colloquiale, ha avuto parole severe sulle formazioni politiche di estrema destra che sembrano in grande ascesa in Europa e non solo. In particolare, egli ha rimarcato che esse non sono espressione dell’autentico cristianesimo. Ripeto: il tenore pacato, così caratteristico di papa Leone, nulla toglie alla sostanza ferma e diretta del suo giudizio. Che non è di natura politica. Poco prima, Prevost si è così espresso: «Ho predicato il Vangelo: se questo è politica, l’ho fatta, non per immischiarmi nella politica francese. L’ho fatto per insegnare ciò in cui la Chiesa crede».

Da gran tempo il magistero della Chiesa ha somma cura di distinguere tra la propria vocazione universalistica e le appartenenze politiche e, di riflesso, da un lato, di mettere nel conto un legittimo pluralismo delle opzioni e degli orientamenti politici tra i credenti, dall’altro, di rispettare l’autonomia responsabile dei laici cristiani nella sfera loro propria dell’azione dentro la città dell’uomo (espressione cara a Giuseppe Lazzati).

Perché allora quel monito? Esso muove dalla convinzione che non ogni visione e militanza politica siano compatibili con una non evanescente ispirazione cristiana, che essa non è priva di implicazioni etico-politiche.

Merita notare che papa Leone era reduce dal discorso pronunciato a Metz in ricordo di Robert Schuman, uno dei padri dell’Europa, da associare al nostro Alcide De Gasperi e al tedesco Konrad Adenauer. Tre statisti lungimiranti accomunati da un’ispirazione cristiana e dalla visione dell’Europa unita, già nel tempo della guerra fredda. All’insegna del motto “mai più la guerra”. L’opposto dei nazionalismi oggi risorgenti e che – allora riusciva chiaro alle menti più lucide – erano stati all’origine delle due guerre mondiali. L’opposto del tratto comune alle destre estreme che si sviluppano in Europa, con il sostegno esplicito dell’amministrazione americana, ovvero il ripudio ideologico e pratico della Ue e delle sue istituzioni, concepite appunto per mettere in comune quote di sovranità da parte degli Stati. Disarticolare l’Europa è il loro programma.

Ma vi sono altre due ragioni che spiegano il severo giudizio di Leone. La prima: la pretesa di quelle destre di farsi paladine del cristianesimo, di proporsi come arma politica di esso. Facendo confusione tra religione e politica. Di più: usando la religione a fine politico. Un’operazione blasfema. La seconda la si rinviene nelle parole del discorso con cui il Papa ha celebrato Schuman: «Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura tra tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione».

La fondamentale uguaglianza tra gli uomini portata dal cristianesimo nella evoluzione delle civiltà e recepita dalla nostra Costituzione al suo art. 3 è il punto sul quale le destre estreme fanno problema. Per la loro inclinazione a escludere e discriminare che sconfina nel suprematismo e nel razzismo. Non a caso gran parte della loro fortuna elettorale fa leva su sentimenti di paura verso i migranti. Nonché su una visione securitaria della società nella quale anziché la fiducia dominano il pregiudizio e l’esclusione del diverso. Homo homini lupus versus fratellanza.

Se è soprattutto il principio di uguaglianza immanente al cristianesimo a rappresentare un motivo di contrasto con le destre estreme, un ulteriore elemento è quello di una visione gerarchico-autoritaria del rapporto tra persona, società e Stato. Non senza un secolare travaglio, la coscienza cristiana, un tempo ostile o diffidente verso lo sviluppo delle moderne democrazie, nel secolo scorso, specie con il Concilio e, segnatamente, con la dichiarazione Dignitatis humanae, è approdata all’apprezzamento senza più riserve per le libertà moderne, la democrazia, il costituzionalismo, la laicità dello Stato. Nella consapevolezza, dapprima incerta, ma con il tempo finalmente compiuta, che quelle conquiste di matrice illuminista, in passato avversate dalla Chiesa, non fossero in contrasto, ma al contrario in sintonia con la radice cristiana della dignità della persona e del menzionato principio di uguaglianza.

Per converso, le destre estreme si segnalano per visione e per istinti autocratici che, per definizione, collidono con le libertà e il pluralismo dei moderni Stati democratici e costituzionali. È la suggestione della verticalizzazione e della concentrazione del potere che mortifica la partecipazione e il protagonismo dei cittadini e mette la mordacchia alle istituzioni di garanzia concepite dal costituzionalismo democratico come “limite al potere di chi comanda”.

Paradigmatico il caso dell’AfD, partito di estrema destra tedesco, non immune da rigurgiti neonazisti. Già nel 2024, a fronte della sua avanzata, i vescovi tedeschi avevano assunto una posizione netta: «La Chiesa cattolica respinge con forza ogni forma di estremismo. Si tratta di minacce irresponsabili al bene comune e all’ordine liberale. Attualmente l’estremismo di destra rappresenta la più grande minaccia di natura estremista per il nostro Paese e per l’Europa». Essi enunciavano in particolare il “nazionalismo etnico” di quel partito che concepisce un popolo asseritamente naturale come comunità di discendenza e di sangue, contrapponendolo agli altri popoli, privi di dignità e di diritti. Popolo inteso come ethnos anziché come demos.

* Franco Monaco, già parlamentare, politologo

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