Ottocento anni dopo la morte, Francesco d’Assisi continua a essere una presenza viva, capace di interrogare il nostro tempo e di generare esperienze diverse. La sua eredità non è quella di un’icona immobile, ma di un uomo che, attraversando le fratture della propria epoca, scelse una strada radicalmente alternativa: povertà, fraternità, dialogo, cura del creato e pace.
La svolta nasce spesso dalla crisi. Il giovane Francesco, attratto dalla gloria cavalleresca, conosce la guerra, la sconfitta, la prigionia e la malattia. È dentro questa fragilità che cambia il suo sguardo. Rinunciare a possedere «nulla di proprio» significa sottrarsi alla logica del dominio e farsi minore, fino all’incontro con i lebbrosi, prima respinti e poi riconosciuti come fratelli e luogo dell’incontro con Cristo. La stessa logica lo conduce nel 1219 a Damietta, dove attraversa disarmato le linee della Quinta crociata per incontrare il sultano al-Malik al-Kamil: non conquista né disputa, ma testimonianza e incontro.
La fraternità francescana abbraccia anche il creato. Nel Cantico delle creature il sole, l’acqua, la terra e perfino la morte diventano fratelli e sorelle. La Terra è madre che sostiene e governa, non qualcosa da possedere e sfruttare. E la pace, per Francesco, nasce dalla medesima riconciliazione: è un dono da invocare, ma anche un cammino di umiltà, perdono e servizio.
Questa eredità assume ancora oggi forme concrete anche nella Chiesa ambrosiana. A Paderno Dugnano, dal 1986, le monache del Terzo Ordine Regolare di san Francesco custodiscono nel monastero Maria Madre della Chiesa un’oasi di silenzio e contemplazione nel cuore di un territorio fortemente urbanizzato. La loro giornata, scandita dalla preghiera, diventa apertura agli altri: celebrazioni, adorazione, ascolto, accompagnamento spirituale e accoglienza dei pellegrini. Il carisma francescano si traduce così in conversione continua e in uno sguardo capace di leggere persone e vicende alla luce della fede.
Un altro volto di Francesco si incontra all’eremo di Santa Caterina del Sasso, sul Lago Maggiore, dove da sette anni vive una piccola comunità della Fraternità di Betania. Frati e suore accolgono le migliaia di visitatori attratti dalla bellezza del luogo, aiutandoli a scoprire ciò che va oltre arte e paesaggio. Qui il silenzio non è fuga dal mondo, ma spazio di ascolto; la fraternità non è soltanto condivisione, ma accoglienza e misericordia.
Dal monastero immerso nella città all’eremo affacciato sul lago, emerge così l’attualità di Francesco: un uomo disarmato e disarmante che, otto secoli dopo, continua a indicare una via per abitare il limite, incontrare l’altro, custodire la casa comune e costruire la pace.
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