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Andiamo tutti insieme in campeggio

Ogni estate migliaia di ragazzi e ragazze lasciano la quotidianità per vivere settimane di natura, amicizia, condivisione e crescita personale. Dai campeggi degli oratori ai campi scout, queste esperienze rappresentano ancora oggi un’importante occasione educativa, capace di trasmettere responsabilità, fraternità e fede
Ⓒ Oleksandr Rupeta / Alamy Stock Photo

Nella Diocesi ambrosiana la tradizione dei campeggi parrocchiali affonda le radici negli anni Ottanta grazie all’impegno di Angelo Pezzoni, che nel 1996 contribuì alla nascita del “Gruppo campeggi riuniti”, oggi formato da 27 parrocchie e gruppi parrocchiali. L’obiettivo è sostenere e coordinare le realtà che scelgono la vita in tenda come proposta educativa per bambini, adolescenti, giovani e famiglie.
Organizzare un campeggio, però, è sempre più complesso. Le normative sono diventate più rigide e molti Comuni non concedono più facilmente gli spazi necessari. A ciò si aggiungono la diminuzione dei sacerdoti disponibili e la necessità di trovare volontari che si occupino durante l’anno della manutenzione di tende, attrezzature e servizi. Nonostante queste difficoltà, la proposta continua a coinvolgere ogni estate migliaia di persone: circa 5 mila ragazzi delle medie, 1.800 adolescenti, 500 giovani, 800 famiglie e quasi 900 educatori, oltre a centinaia di volontari.
Per don Massimo Pavanello, responsabile del Servizio diocesano per la pastorale del turismo e dei pellegrinaggi, il campeggio non è una semplice vacanza ma una forma di “turismo sociale a scopo educativo”, capace di creare relazioni con il territorio e con le comunità locali. Che si dorma in tenda o in una casa vacanze, ciò che conta è lo stile: vita comunitaria, servizio, preghiera e attenzione agli altri.
Anche nello scoutismo il campo estivo rappresenta il cuore del percorso educativo. Il reparto è la branca che più di ogni altra coincide con l’immaginario legato agli scout: «È quella creata per prima dal fondatore dello scoutismo, Robert Baden-Powell», spiega al Segno padre Alberto Casella, frate domenicano, scout e, fino a luglio, assistente ecclesiastico regionale Agesci (Associazione guide e scouts cattolici italiani). «Il reparto rappresenta il cuore dello scoutismo». È infatti proprio durante il reparto, e principalmente nel corso dei 10-15 giorni del campo, che i ragazzi sperimentano nell’esperienza quotidiana i valori dello scoutismo: tra tende, bivacchi e vita all’aria aperta, ragazze e ragazzi vivono la fraternità, l’autonomia e lo spirito di servizio. Nelle squadriglie imparano a collaborare, ad assumersi responsabilità e a mettere a frutto i propri talenti. Accanto all’avventura, trova spazio la dimensione spirituale: il cammino scout aiuta infatti a rileggere l’esperienza alla luce del Vangelo e a riconoscere la presenza di Dio nella vita di ogni giorno.
Esperienze diverse, ma unite dalla stessa convinzione: crescere insieme è il modo migliore per diventare adulti.

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