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Anziani offline

La rivoluzione tecnologica ha lasciato indietro chi fatica a usare dispositivi digitali. Il rischio è l’isolamento, la perdita di diritti e l’esclusione dalla partecipazione sociale. Le contraddizioni di sistemi che facilitano la vita ad alcuni e la complicano ad altri
La digitalizzazione dei servizi, pur aprendo nuove possibilità, può rendere difficile la vita di chi non è abituato alla tecnologia. Foto: Jerome Chabanne/Hans Lucas/Contrasto

La digitalizzazione dei servizi, pur rappresentando un progresso, rischia di escludere una parte della popolazione, soprattutto gli anziani. È il tema della copertina di aprile de Il Segno, che parte dal caso emblematico di una donna che si è opposta alla sostituzione degli orari cartacei degli autobus con un QR code: una soluzione semplice per molti, ma inutilizzabile per chi non ha dimestichezza con smartphone e applicazioni. L’episodio evidenzia come innovazioni pensate per semplificare possano invece complicare la vita quotidiana di chi non possiede adeguate competenze digitali.

Situazioni simili si riscontrano anche in altri contesti. In Italia alcuni utenti sono stati multati per errori nell’uso di biglietti elettronici, mentre in Paesi tecnologicamente avanzati come la Corea del Sud molti anziani incontrano difficoltà nell’accesso a servizi ormai esclusivamente digitali, come l’acquisto di biglietti online o l’iscrizione a corsi. Il problema non riguarda tanto l’economia o la disponibilità di connessione, oggi diffusa, quanto le competenze nell’uso delle tecnologie.

I dati confermano una forte frattura generazionale: quasi tutti i giovani usano internet, ma le percentuali calano drasticamente tra gli over 65 e ancora di più tra gli ultra 75enni. Questa distanza, che può superare i 60 punti percentuali, definisce una reale disuguaglianza digitale. Le radici del fenomeno sono anche storiche: chi negli anni Novanta ha avuto esperienze con i primi computer è oggi più avvantaggiato, mentre chi ne è rimasto escluso parte svantaggiato. Si osservano inoltre differenze di genere, legate al minore accesso delle donne alle tecnologie in ambito lavorativo passato.

Oltre al possesso e all’uso di base dei dispositivi, emerge un altro livello di difficoltà: l’uso consapevole. Orientarsi tra informazioni, distinguere i contenuti affidabili da quelli ingannevoli e utilizzare autonomamente i servizi online è fondamentale, soprattutto nella pubblica amministrazione, sempre più digitalizzata, dove strumenti come lo Spid richiedono competenze specifiche. Senza di esse, molti cittadini rischiano di non riuscire a esercitare pienamente i propri diritti.

Per superare queste barriere servono soluzioni ibride, con servizi tradizionali affiancati al digitale, e percorsi di formazione mirati. L’intelligenza artificiale rappresenta la nuova sfida, rendendo più sofisticate le interazioni ma aumentando anche il rischio di truffe, che colpiscono soprattutto i più vulnerabili. Un’innovazione realmente efficace deve essere inclusiva, accessibile e accompagnata da supporto, evitando che chi non è preparato venga lasciato indietro.

Leggi il servizio completo sul numero di aprile de “il Segno”