I DIVENENTI

Nel posto sbagliato

Nel numero di aprile de Il Segno, nella rubrica “I divenenti”, dedicata al mondo degli adolescenti, Stefano Laffi critica la rigidità del sistema scolastico italiano, che rende quasi impossibile cambiare scuola o riorientarsi. Molti ragazzi si trovano costretti in percorsi inadatti alle loro capacità o interessi, mentre i genitori affrontano ostacoli burocratici per provare a correggere le scelte sbagliate
Studenti in classe: a volte la scelta della scuola si rivela sbagliata, ma tornare indietro è difficilissimo

Chiedo ad una quinta liceo, «Chi ha deciso cosa fare dopo il diploma?», subito un ragazzo – l’unico – alza la mano, e dice «Io, in negozio, da mio padre». Strano, penso, non è quello l’epilogo comune, ma ne capisco le ragioni un attimo dopo, è dislessico. Ho un momento di compassione, deve essere stato un supplizio studiare greco e latino.

Sono molti i genitori che assistono a penosi risvegli di chi non ha alcuna voglia di andare a scuola, e magari non ci va. E quasi tutti i docenti dei licei hanno in mente qualcuno che palesemente non vorrebbero essere lì, silenzioso o rumoroso che sia. C’è oggi una retorica infinita sull’errore e sulla sua legittimità, così capita di sbagliare anche la scelta della scuola, ma la scuola non perdona, proprio lei non perdona. Perché quando uno si accorge di aver sbagliato scuola, scopre anche di esserne prigioniero: cambiare è diventato difficilissimo, spesso impossibile, ad anno scolastico iniziato le classi buttano via la chiave. Soprattutto le prime superiori, quelle ovviamente più passibili di revisione, risultano inaccessibili, anche perché spesso sono molto numerose, nella tacita convinzione che molti si perderanno per strada. Solo che essendo tanti saranno meno seguiti in classe: allora, quale è la causa e quale l’effetto?

Migliaia di genitori provano ogni anno a cambiare scuola ai figli e affrontano un calvario di no, perché la risposta è a discrezione del dirigente. «Classi già piene, troppi sostegni, timori di ritrovarsi dei ribelli a scuola…»: non c’è alcuna trasparenza, non c’è una lista pubblica con i posti vacanti, vai a tentativi ma tuo figlio non lo vuole nessuno, se non quelli che si fanno pagare oro, o la scuola che prende tutti quelli che le altre non vogliono. Nel paradosso di un declino demografico che ha ridotto i numeri di bambini e ragazzi, il sistema scolastico è riuscito nel capolavoro di avere ancora classi congelate, con 28 studenti. Fra un paio di decenni non sapremo cosa farcene di scuole e insegnanti, eppure abbiamo creato l’ingorgo.

Tutte le polemiche sui bassi livelli di competenze dei nostri studenti, sul burnout dei docenti, sul malessere dei ragazzi in classe, hanno anche questa semplice spiegazione di cui nessuno parla, l’impossibilità del riorientamento: la scuola è piena di ragazzi in ostaggio, deprivati della libertà di stare dove avrebbe senso.