Incontro le classi quinte di un liceo, per le giornate dell’orientamento: sono ragazze e ragazzi prossimi a decidere che fare dopo il diploma. Io provo a guidarli prima di buttarsi sulle professioni, a capire cosa piace loro e in cosa riescono meglio (due cose diverse, distinguerle è già dipanare la matassa), a trovare le proprie vocazioni, a mettere a fuoco se stessi prima del mondo. È difficile farlo in tanti, insieme, in meno di due ore, ma funziona. Mi ringraziano, mi chiedono consigli, dicono di essere stati aiutati. Il mondo gira vorticosamente, provare a scegliere mettendosi al suo inseguimento è perdente.
Dopo di me, in quella stessa aula, inizia la carrellata delle professioni ed entra la Polizia scientifica. Io chiudo il computer e sistemo le mie cose, intanto mi domando perché mai ci sia la Polizia scientifica a rappresentare il mondo del lavoro. Sono uomini imponenti, in divisa, hanno con sé la valigetta, con la loro insegna. La aprono (sono stregato come avrei potuto esserlo da bambino): è pienissima di oggetti. Persino il righello ha il loro logo, ma quello è l’unico oggetto che riconosco, il resto sono strumenti misteriosi per la “ricerca della verità”. Chiedo e scopro che quello è un mestiere a cui i ragazzi guardano con interesse. Il fascino odierno per il true crime è evidente (alla domanda «Cosa vorreste fare dopo?», il criminologo/la criminologa è diventata risposta gettonatissima) e so bene che la valigetta, come direbbero loro, «spacca». Perché è il McGuffin teorizzato da Alfred Hitchcock (metti un oggetto in scena e le persone lo fisseranno) e perché l’oggetto è magico: lo dimostrano La spada nella roccia, La lampada di Aladino e così via.
Quali altri mestieri hanno la valigetta? Con grande invidia, per contrappunto, penso al medico: mi ha sempre colpito che non se ne separi mai. Ricordo bene le volte in cui in treno un annuncio ad alto volume chiedesse della presenza di un medico a bordo e persone che mai avrei detto (forse perché senza camice?) si alzassero, con la valigetta di pelle, morbida, non rigida come quella della Polizia scientifica. E salvassero vite, così, mentre centinaia di passeggeri pensavano alle loro. Tempo fa un amico commercialista lamentava la fatica a trovare nuove leve e intuiva di rappresentare un mestiere che non suscitava alcun fascino fra i più giovani. Sono convinto che la sfida oggi sia sugli immaginari, se vogliamo nobilitare le professioni, dobbiamo dotarle di valigetta.
“I divenenti”
La valigetta che incanta
L’appuntamento mensile de Il Segno con Stefano Laffi, sociologo e ricercatore che si occupa soprattutto di giovani, educazione e trasformazioni sociali. Qui descrive un incontro con studenti delle superiori durante una giornata di orientamento. La morale? Per valorizzare i mestieri, bisogna anche saperli raccontare e renderli affascinanti
