“I divenenti”

La valigetta che incanta

L’appuntamento mensile de Il Segno con Stefano Laffi, sociologo e ricercatore che si occupa soprattutto di giovani, educazione e trasformazioni sociali. Qui descrive un incontro con studenti delle superiori durante una giornata di orientamento. La morale? Per valorizzare i mestieri, bisogna anche saperli raccontare e renderli affascinanti

Incontro le classi quinte di un liceo, per le giornate dell’orientamento: sono ragazze e ragazzi prossimi a decidere che fare dopo il diploma. Io provo a guidarli prima di buttarsi sulle professioni, a capire cosa piace loro e in cosa riescono meglio (due cose diverse, distinguerle è già dipanare la matassa), a trovare le proprie vocazioni, a mettere a fuoco se stessi prima del mondo. È difficile farlo in tanti, insieme, in meno di due ore, ma funziona. Mi ringraziano, mi chiedono consigli, dicono di essere stati aiutati. Il mondo gira vorticosamente, provare a scegliere mettendosi al suo inseguimento è perdente.

Dopo di me, in quella stessa aula, inizia la carrellata delle professioni ed entra la Polizia scientifica. Io chiudo il computer e sistemo le mie cose, intanto mi domando perché mai ci sia la Polizia scientifica a rappresentare il mondo del lavoro. Sono uomini imponenti, in divisa, hanno con sé la valigetta, con la loro insegna. La aprono (sono stregato come avrei potuto esserlo da bambino): è pienissima di oggetti. Persino il righello ha il loro logo, ma quello è l’unico oggetto che riconosco, il resto sono strumenti misteriosi per la “ricerca della verità”. Chiedo e scopro che quello è un mestiere a cui i ragazzi guardano con interesse. Il fascino odierno per il true crime è evidente (alla domanda «Cosa vorreste fare dopo?», il criminologo/la criminologa è diventata risposta gettonatissima) e so bene che la valigetta, come direbbero loro, «spacca». Perché è il McGuffin teorizzato da Alfred Hitchcock (metti un oggetto in scena e le persone lo fisseranno) e perché l’oggetto è magico: lo dimostrano La spada nella roccia, La lampada di Aladino e così via.

Quali altri mestieri hanno la valigetta? Con grande invidia, per contrappunto, penso al medico: mi ha sempre colpito che non se ne separi mai. Ricordo bene le volte in cui in treno un annuncio ad alto volume chiedesse della presenza di un medico a bordo e persone che mai avrei detto (forse perché senza camice?) si alzassero, con la valigetta di pelle, morbida, non rigida come quella della Polizia scientifica. E salvassero vite, così, mentre centinaia di passeggeri pensavano alle loro. Tempo fa un amico commercialista lamentava la fatica a trovare nuove leve e intuiva di rappresentare un mestiere che non suscitava alcun fascino fra i più giovani. Sono convinto che la sfida oggi sia sugli immaginari, se vogliamo nobilitare le professioni, dobbiamo dotarle di valigetta.