La Fondazione Don Carlo Gnocchi rappresenta oggi una delle realtà più avanzate in Italia nei campi della cura, riabilitazione, prevenzione e ricerca scientifica. Con 23 centri in nove regioni, 28 ambulatori territoriali, oltre 6.200 professionisti e 187 ricercatori, l’ente coniuga assistenza e innovazione tecnologica, mantenendo vivo lo spirito originario del fondatore: offrire ai pazienti il meglio che scienza e tecnologia possano garantire per recuperare capacità perdute o mai sviluppate.
Due strutture di punta – il Centro “Santa Maria Nascente” di Milano e il Centro “Don Gnocchi” di Firenze – sono riconosciute come Irccs e da decenni svolgono ricerca d’eccellenza soprattutto nell’ambito riabilitativo. L’attività scientifica abbraccia neurologia, ortopedia, funzioni cardiorespiratorie e genetica, con l’obiettivo di prevenire patologie degenerative e individuare terapie sempre più efficaci. Nel 2024 la Fondazione ha avviato 55 sperimentazioni cliniche su 409 pazienti e pubblicato 251 studi, collaborando con università ed enti nazionali e internazionali, spesso come capofila.
Grande impulso arriva dall’impiego di robotica e intelligenza artificiale, applicate alla diagnostica e alla riabilitazione, anche cardiologica. Emblematico è il progetto “Fit for Medical Robotics” (Fit4MedRob), finanziato con 128 milioni di euro e coordinato dal Cnr, che coinvolge 25 partner e oltre 2.000 pazienti per valutare efficacia ed efficienza dei sistemi robotici. L’integrazione tra tecnologie digitali e percorsi clinici consente cure personalizzate, monitoraggio a distanza e maggiore sostenibilità del sistema.
Elemento distintivo della Don Gnocchi è la possibilità di fare ricerca direttamente sui pazienti accolti nelle proprie strutture, accelerando il passaggio dalla teoria alla pratica clinica. Centrale è anche la terapia occupazionale, che mira a sviluppare o recuperare autonomia nelle attività quotidiane e favorire l’inclusione familiare e lavorativa, sia per persone con disabilità congenite sia per chi ha subito traumi o ictus.
Accanto alla dimensione scientifica, il volontariato costituisce un pilastro identitario: nel 2024 circa 1.200 volontari hanno donato oltre 120.000 ore. Accanto ai volontari ordinari operano associazioni, aziende, giovani del Servizio civile e persino ragazzi coinvolti in percorsi educativi o di giustizia riparativa. La Fondazione promuove così una cultura della solidarietà che mette al centro la persona fragile, costruendo un ponte tra le strutture di cura e la comunità.
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