Stiamo diventando un popolo con il punto esclamativo, da mettere al fondo di una frase o nel corpo di un ragionamento, magari tra parentesi. Lo usiamo per dare autorevolezza a ciò che diciamo, per renderci indisponibili al dibattito, per enfatizzare un’opinione. Il problema nasce quando questa forma di “narcisismo della scrittura” diventa espressione di un modo di vivere. E basta guardarsi intorno per vedere come l’Olimpo dei leader della Terra sia zeppo di egocentrismi motivati unicamente dal potere. Nessun dubbio apparente nell’orizzonte delle idee, solo certezze da esibire in slogan che parlino alla pancia della gente, neanche l’umiltà di confrontarsi con i numeri reali. Tantomeno con le domande, al punto che ci si stupisce quando una giornalista fa la giornalista e pone il politico davanti alle sue incongruenze riportandolo ai problemi concreti.
Peccato che la vita sia un percorso, a volte lineare, a volte pieno di insidie, che si alimenta di dubbi e interrogativi. E in fondo è il bello dello stare al mondo, perché il confronto presuppone un incontro, uno scambio, una relazione. Siamo (anche) le persone che condividono il cammino con noi, pro o contro che siano, alle prese con una sfida non più rimandabile: la necessità di ricostruire una vera identità sociale, quella che chiama in causa l’intero sentire dell’uomo, chiedendo alla fede di non ridursi a puro esercizio intimistico. Piaccia o no, siamo nel tempo degli interrogativi, del dialogo libero dai pregiudizi, delle questioni di fondo che prima o poi interpellano tutti. Il senso dell’esistenza, il posto da riservare al lavoro, il significato della parola amore, sono temi che nessuno può bypassare e ci stiamo rendendo conto come le frasi fatte, sufficienti magari a vincere un confronto dialettico, non bastino a tranquillizzare il cuore. Il futuro, insomma, non può prescindere dalla complessità e chi, comunque, si rifugia sempre e solo dietro ricette semplici al limite dell’infantilismo, è destinato, presto o tardi, a lasciare il passo. Il dubbio, semmai, riguarda quali saranno le idee forti capaci di fare da collante a questa nuova aggregazione di persone e storie. Se nascerà un’identità conflittuale da opporre ad altre identità, come stiamo vedendo nel trionfo dei diversi sovranismi, o se invece si metterà al servizio dell’intera comunità, partendo magari dagli ultimi, dai più bisognosi. In giorni come i nostri, straripanti di paure, è probabilmente questo l’interrogativo che toglie il sonno. La domanda “sociale” delle domande.
