Scuola

Povertà educativa, la Milano delle disuguaglianze

La dispersione scolastica diminuisce, ma nelle periferie più fragili cresce quella implicita: ragazzi che arrivano al diploma senza le competenze necessarie. A sostenerli, sempre più spesso, sono i doposcuola
Foto: Gianfranco Ferraro per Save the Children

Poche fermate di metropolitana e a Milano tutto cambia. In alcuni quartieri le scuole con gli alunni di cittadinanza italiana sono ancora maggioritari; nelle periferie più fragili, invece, quelli con background migratorio sono spesso la componente prevalente. È qui che emerge il problema della povertà educativa: non solo l’abbandono della scuola, ma anche la difficoltà di acquisire le competenze necessarie per costruire il proprio futuro.

In Lombardia la dispersione scolastica esplicita è scesa dal 13,1% del 2018 al 6,6% del 2025, contro l’8,2% della media nazionale. Ma il dato non racconta tutto. Esiste infatti una dispersione “implicita” che riguarda gli studenti che completano il percorso scolastico senza raggiungere le competenze minime in italiano, matematica e inglese. A Milano, nelle aree più fragili, arriva al 21%, contro il 6% della media cittadina. A Ponte Lambro raggiunge il 30,2%.

Le disuguaglianze si concentrano nelle 23 Aree di disagio socio-economico individuate in città, dove vivono circa 24 mila minorenni. Qui il 35,3% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà relativa, contro il 18,4% della media milanese, mentre bocciature e ripetenze arrivano al 14,3%, quasi il doppio del dato cittadino. La scuola fatica così a spezzare il legame tra condizioni familiari e risultati scolastici. Anche la segregazione scolastica aggrava il fenomeno: le famiglie più benestanti tendono a evitare gli istituti dei quartieri fragili, concentrando ulteriormente lo svantaggio.

In questo scenario i doposcuola rappresentano una risorsa fondamentale. A Milano sono 226 i presìdi educativi che coinvolgono oltre 8 mila minori, offrendo non solo aiuto nei compiti, ma anche spazi, relazioni e occasioni di crescita.

I doposcuola di Caritas ambrosiana sono diventati un osservatorio privilegiato sui cambiamenti della scuola e delle famiglie. Se in passato la richiesta riguardava soprattutto i compiti, oggi emerge sempre più il bisogno di accompagnare bambini e adolescenti nei percorsi di integrazione, nelle relazioni e nella costruzione dell’autonomia. Volontari, educatori, scuole e famiglie diventano così parte di una comunità educante capace di affrontare difficoltà didattiche, linguistiche, culturali e sociali.

Il valore di questi luoghi va oltre il rendimento scolastico: al doposcuola il 91% dei ragazzi si sente accettato per quello che è, contro il 58% a scuola. La relazione educativa rafforza autostima, fiducia e partecipazione. Per contrastare le disuguaglianze servono però risorse stabili e politiche pubbliche capaci di garantire opportunità nei territori più vulnerabili. Il futuro di un ragazzo non può dipendere dal quartiere in cui nasce.

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