Ignoro dove abiti il coraggio, però so che ha come co-inquilina la compassione e che insieme mettono le ali al cuore. Non per fuggire lontano dai problemi ma per guardarli dall’alto, in modo da vederli e capirli meglio. Sì, ci vuole tanto coraggio per scrivere la lettera in cui Davide Simone Cavallo racconta senza odio il suo calvario. E bisogna scavare dentro di sé fino alla radice della propria umanità, per riuscire ad abbracciare chi ti ha mandato in ospedale, sospeso tra la vita e la morte. Davide Simone l’ha fatto il 20 maggio scorso nel tribunale di Milano dove sono stati condannati due dei cinque ragazzi che il 12 ottobre 2025 l’avevano aggredito vigliaccamente, per rubargli 50 euro, provocandogli una grave lesione midollare da cui chissà se guarirà. Gli altri tre imputati, minorenni, saranno giudicati più in là. Prima della lettura della sentenza, lontano dalle telecamere, la vittima ha avvicinato uno dei colpevoli per invitarlo a non scoraggiarsi, per dirgli che la vita può svoltare anche se ti sei macchiato di un delitto tanto grave quanto assurdo nella sua maligna banalità. «Se nemmeno Dio si propone di giudicare un uomo fino alla fine dei suoi giorni – ha detto – perché dovremo farlo noi?».
Una riflessione, da brividi nella sua semplicità, che completa il lungo, commovente messaggio nel quale Davide Simone descriveva l’orrore della sua sofferenza di malato, aggiungendo però di non odiare chi l’aveva accoltellato, di averne anzi compassione. «Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare – aggiungeva – forse sei in grado anche di perdonare».
Che magnifica lezione di civiltà, che straordinario esempio di servizio alla pace, quella che anche di fronte alle ingiustizie disarma i cuori e toglie le armi alla vendetta. Se venisse da un leader di partito sarebbe un manifesto politico. Invece nasce dal cuore di uno studente ventiduenne che ha di fronte un lungo e lento itinerario di recupero della normalità, senza neanche la certezza della piena guarigione.
Però quel cammino non sarà grigio e solitario, perché il bene è molto più contagioso del male e vince anche in fantasia. Un proverbio orientale dice che un fiore calpestato si vendica inondando di profumo il piede che l’ha schiacciato. Come a dire che l’unica risposta efficace alla violenza si chiama perdono. È anche la più difficile, a volte ai limiti dell’umano, certo. Ma se riesci a praticarla, se come Davide Simone trovi dentro di te il coraggio della compassione, mette le ali al cuore.
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Dove si posa lo sguardo
Proverbio orientale
Cosa significa perdonare chi ti ha cambiato la vita con un gesto di violenza? La risposta arriva dalla straordinaria testimonianza di un giovane che ha scelto di disarmare il rancore con la compassione
