Inchiesta

Affido, una scelta che genera futuro

Rispetto al passato sono meno le persone disponibili all’accoglienza temporanea, frenate anche da difficoltà economiche e dalla crescente complessità delle situazioni da gestire. Un aiuto fondamentale arriva dalle reti di supporto, come raccontano due mamme affidatarie
Foto Ron Haviv/ VII/Redux/Contrasto

Negli ultimi anni le famiglie disponibili all’affido sono diminuite, mentre restano numerosi i bambini e i ragazzi che hanno bisogno di crescere in un contesto familiare. Da questa consapevolezza è nato il convegno “Mondi in dialogo. Relazioni evolutive tra adulti e adolescenti nelle sfide dell’accoglienza”, promosso da Caritas ambrosiana e dal Servizio per la famiglia della Diocesi di Milano, nell’ambito delle attività dello Sportello Anania, che compie vent’anni. L’obiettivo è rilanciare una cultura dell’accoglienza, superando paure e pregiudizi e creando reti tra famiglie, parrocchie e territorio.

Secondo i dati del Ministero del lavoro, al 31 dicembre 2024 i minori in affido erano 15.870 (17.315 nell’intero anno), oltre 2.800 in Lombardia. La maggioranza è italiana, ma significativa è la presenza di minori stranieri, compresi quelli non accompagnati. Prevalgono i maschi e nel 17% dei casi sono presenti disabilità o vulnerabilità socioculturali, dato in crescita.

L’affido si fonda sul diritto di ogni bambino a crescere in famiglia, sancito dalla legge 149/2001. Non sostituisce la famiglia d’origine, ma la affianca temporaneamente quando questa vive difficoltà sanitarie, sociali o relazionali. Possono candidarsi coppie sposate o conviventi e persone singole. Dopo una valutazione iniziale, l’affido può essere a tempo pieno oppure diurno, particolarmente utile per ragazzi inseriti in comunità che necessitano di un legame affettivo stabile. È un percorso accompagnato da servizi sociali, Tribunale per i minorenni ed enti del Terzo settore. Al termine, la legge 173/2015 tutela la “continuità degli affetti”, permettendo di mantenere relazioni significative.

Oggi, però, l’affido attraversa una fase critica: difficoltà economiche e crescente complessità dei casi – spesso disposti dall’autorità giudiziaria e non più solo su base consensuale – rendono più raro l’impegno delle famiglie. Servirebbero nuclei preparati e solidi, sostenuti da reti competenti.

Le testimonianze mostrano però la forza di questa scelta. C’è chi pratica la “pronta accoglienza” di neonati per periodi brevi, accompagnandoli verso l’adozione o il rientro in famiglia, e chi accoglie adolescenti anche stranieri non accompagnati, costruendo legami che durano nel tempo. Il distacco è doloroso, ma l’affido è un tratto di strada condiviso: offre ai minori radici e ali, e alle famiglie un’esperienza di profonda generatività.

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