In un breve racconto per bambini (Anaïs Vaugelade, Una zuppa di sasso, Babalibri), una sera il lupo bussa alla porta della gallina invitandosi a cena: vuole preparare la sua famosa zuppa di sasso. Quando posa il suo sasso nella pentola, la gallina chiede se può aggiungere un po’ di sedano; e il lupo acconsente.
Il lettore smaliziato si aspetta che la gallina possa fare una brutta fine da un momento all’altro. Anche il porcello, che ha assistito alla scena, ha la stessa paura e corre in aiuto. Una volta arrivato, però, anche lui si lascia conquistare dall’idea della zuppa a cui aggiunge qualche zucchina. Così, uno dopo l’altro, gli altri animali della fattoria si presentano a loro volta, portando ciascuno un nuovo ingrediente, finché la zuppa è pronta. Il sasso, ovviamente, non ha contribuito affatto a dare sapore, ma tutti mangiano di gusto e fanno festa.
È bella l’idea di educare non alla diffidenza, ma all’ospitalità e alla condivisione. Le antiche fiabe insegnavano a non dare credito agli sconosciuti, in un tessuto sociale, però, che era solido e molto concreto. Oggi abbiamo bisogno di narrazioni che spingano fuori dall’individualismo e smentiscano il luogo comune che vede in ogni altro un lupo pronto a divorarti.
Le esperienze di vita comune che la nostra Diocesi ha attivato in modalità diverse (il tema della copertina del numero di dicembre) hanno innanzitutto il merito di aiutare i giovani a maturare una concezione della vita che non sia del tutto autoreferenziale. In un mondo di figli unici, sempre più cresciuti all’insegna di un eccesso di protezione da parte degli adulti e di una relazione tra pari sempre più precocemente mediata dallo schermo dei cellulari, è vitale restituire spessore alla presenza concreta del prossimo.
Si tratta di una specie di alfabetizzazione che, per la verità, torna a essere necessaria anche per larga parte delle generazioni precedenti, per niente immuni alla seduzione di un benessere esclusivo e, di fatto, escludente.
Scardinare l’indifferenza o, peggio, la paura dell’altro è il comandamento di una fede che identifica la salvezza con la comunione. La semplice fiaba del lupo ci ricorda ciò che, come cristiani, dovremmo sapere bene: poche risorse, quando vengono condivise, sfamano tutti e moltiplicano a dismisura un bene che altrimenti sarebbe insufficiente per pochi.
Nel deserto delle tentazioni, Satana insinua che chi è davvero potente (prepotente?) possa trasformare addirittura i sassi in pani. Ma sono solo la vicinanza e la comprensione reciproche a operare il miracolo. E a trasformare anche il cuore di pietra di un vecchio lupo in una festa per tutti.
