Lo ripetiamo spesso, però metterlo in pratica è tutt’altra cosa: per guadagnare tempo bisogna perderlo. Vuol dire mettere in pausa l’animo del ragioniere e regalare un po’ di spazio allo spirito del poeta. O, almeno, farli dialogare, permettere che nello stesso giorno convivano l’efficienza dell’aziendalista e la persona che, oltre allo schermo del computer, sa guardare negli occhi l’amico, o la collega di lavoro. Per cui quest’anno alla ripresa delle attività niente agenda dei buoni propositi, come primo impegno la volontà di recuperare il senso del vivere. Non significa trascurare i doveri bensì più semplicemente ricordarsi che siamo (anche) chi incontriamo e che il giudizio sulla giornata diventata memoria dipende in larga parte dalle relazioni che abbiamo intrecciato. È soltanto il termometro della nostra solitudine a farci dire «sto bene» o «sto male», e non esiste gioia più grande di vedere felici, anche grazie a noi, le persone cui vogliamo più bene. Qualche tempo fa andava di moda lo slogan «Ribellatevi»: come la lumaca, indifferente nel suo lento procedere persino alla tempesta, come la radice del fico che spacca il muro, come l’abbraccio al compagno di scuola caduto in disgrazia. Poi, nella frenesia dei social e adesso infastiditi o viceversa eccitati dall’invasività dell’intelligenza artificiale, abbiamo capito che la cosa davvero importante è diventare giovani, anche da adulti, anzi, soprattutto da adulti. Ma per riuscirci, come diceva Picasso alla fine della sua vita, serve tempo, ne occorre tanto.
Non è una questione di lifting o di capelli tinti ma di tornare a ragionare con il cuore, liberi da condizionamenti che non siano desideri di bene, con il coraggio di fare una scelta anche destinata al fallimento, semplicemente perché la crediamo giusta. Senza peraltro montarsi la testa, rifiutando il pensiero di essere il centro del mondo.
Un’antica massima serba dice, più o meno, così: non tagliare le nuvole col naso. Vuol dire che a volte si cammina con la testa all’insù perché convinti di essere così bravi da sentirsi all’altezza del cielo. E allora cadere può fare molto male. Noi invece vogliamo puntare in alto ma stando con i piedi ben piantati a terra. Giocando con le nuvole certo, trasformando in fumetti le loro forme strane, però senza permettere che basti un po’ di vento a spostarci.
No, nessuna agenda dei buoni propositi quest’anno, solo un impegno di verità, il desiderio di cercarci negli occhi degli altri e di diventare a nostra volta specchi per i loro sguardi.
