Il caso del paese siciliano di Niscemi, finito al centro dell’attenzione internazionale dopo il fronte franoso creatosi nel gennaio 2026 a seguito delle piogge torrenziali del ciclone Harry, riporta in primo piano il problema del dissesto idrogeologico legato anche al cambiamento climatico. Un fenomeno che non riguarda solo il Sud Italia, ma interessa anche i territori alpini e prealpini della Lombardia.
Il geologo Luca Dei Cas, responsabile della rete di monitoraggio delle grandi frane di Arpa Lombardia, spiega che in Lombardia esistono diverse situazioni di rischio, sebbene con caratteristiche geologiche diverse. Nelle Alpi e nelle Prealpi, infatti, molti centri abitati sorgono su versanti montani instabili. Tra gli esempi citati c’è l’abitato di Catasco, nel comune di Garzeno, sul lago di Como, dove circa 600 persone vivono su un pendio che negli ultimi dieci anni si è spostato di oltre venti centimetri. Un’altra situazione riguarda la frazione Valle di Saviore dell’Adamello, in Valle Camonica, dove gli edifici si trovano su un versante che in passato ha mostrato movimenti significativi. Problemi simili si registrano anche a Dossena, in provincia di Bergamo, dove una parte del paese scivola lentamente verso valle, e nella frazione Tezzi del comune di Gandellino, dove interventi di drenaggio hanno ridotto ma non eliminato i movimenti del terreno.
Dei Cas sottolinea la differenza tra prevenzione e mitigazione del rischio. Prevenire significherebbe evitare di costruire in aree pericolose attraverso una corretta pianificazione territoriale. Tuttavia, la maggior parte degli edifici italiani è stata costruita prima della Legge 183/1989, la prima normativa dedicata al rischio idrogeologico: per questo, oggi, l’obiettivo principale è mitigare il rischio.
Arpa Lombardia installa sistemi di monitoraggio che controllano continuamente i versanti, raccogliendo circa 30 milioni di dati all’anno. Attraverso strumenti come Gps, inclinometri, estensimetri e misurazioni piezometriche, è possibile individuare eventuali accelerazioni delle frane e intervenire tempestivamente, anche con evacuazioni preventive.
Il cambiamento climatico sta inoltre aumentando la frequenza degli eventi estremi e favorendo nuovi fenomeni, come grandi frane nelle zone alpine dovute allo scioglimento del permafrost, che rende le rocce meno stabili.
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