Società

Papà separati: una vita precaria

Sono migliaia a vivere in difficoltà, tra alimenti da pagare, costi dell’alloggio e perdita del lavoro. «Il Segno» di settembre raccoglie alcune testimonianze
Foto Contrasto

La realtà dei padri separati rappresenta una nuova povertà, un fenomeno sempre meno marginale: la pandemia, l’inflazione e il caro energia hanno diminuito ulteriormente il loro potere di acquisto, riducendo in povertà anche chi ha un lavoro.  

Su Il Segno di settembre ne parlano Francesco Belletti, direttore del Centro internazionale studi famiglia (Cisf), e fra’ Marcello Longhi, presidente di Opera San Francesco per i poveri.

«Vediamo sempre più padri-lavoratori in coda alle nostre mense di poveri di Milano. Sia in corso Concordia sia nella sede di piazza Velasquez, in zona Gambara», ammette fra’ Marcello. Nel 2022 sono stati 22.600 gli ospiti alla tavola solidale, per un totale di 658 mila pasti cucinati. Secondo i dati Istat più recenti – risalenti allo scorso anno – nonostante tra il 2020 e il 2021 a causa del Covid il numero dei divorzi in Italia abbia fatto registrare una decrescita, dal secondo anno di pandemia separazioni e divorzi in Lombardia hanno conosciuto un rapido incremento, ritoccando al rialzo anche i livelli raggiunti nel pre-pandemia.

I padri rappresentano una sempre più ampia categoria di poveri che chiede aiuto alla Chiesa, agli enti del Terzo settore o ai servizi sociali. Secondo l’ultimo rapporto di Caritas ambrosiana, i cosiddetti “nuovi poveri” causati dalla pandemia, in un caso su due (circa il 45%) nella Diocesi di Milano sono rappresentati proprio da uomini separati o divorziati. «È sufficiente perdere il posto di lavoro, anche solo momentaneamente, e diventare un padre separato che non riesce ad arrivare a fine mese», chiosa Belletti.

Secondo lo studio «Povertà e vulnerabilità dei genitori separati» condotto da Caritas a livello nazionale, i padri separati non hanno solo il bisogno materiale di trovare un tetto sotto il quale vivere, ma anche la necessità di ritrovare loro stessi, dopo il trauma della separazione, e un luogo sicuro e accogliente dove vedere i figli.

Nella città metropolitana di Milano gli uomini che vivono questo tipo di condizione sono quasi 60 mila. Nella provincia di Como sono circa 30 mila, lo stesso dato della Brianza. A Cantù – nel Comasco – è nata la “Casa Famiglia Giuseppina Ballerini”, una “Casa per padri separati dai figli” che, dal 2013, ha aperto alle nuove povertà. Un ausilio prezioso arriva anche dagli Avvocati di strada (Ads), lo studio legale più grande d’Italia, con quasi mille avvocati volontari, che presta assistenza gratuita ai senza dimora, italiani e migranti, a coloro che non possono beneficiare del gratuito patrocinio a spese dello Stato.

«Oggi – dice Belletti – credo che dovremmo pensare a forme di sostegno alla genitorialità di entrambi gli ex coniugi, partendo dal costituire luoghi pubblici, o pensati insieme al privato sociale, di aggregazione per questi padri che non siano il fast food o il centro commerciale».

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